Home »
educazioneTag correlati:
formazione,
libri,
scuola,
filosofia,
manga,
fumetti,
letteratura,
anime,
cartoni,
nietzsche,
storia,
giochi,
media,
arte,
foucault
domenica, 30 agosto 2009
il pericoloso vizio della lettura
Ecco com'è, signorina mia, sempre che lo vogliate sapere. In una capanna, signorina mia, nel nostro secolo industriale non ci vive nessuno.
Innanzi tutto, bellezzina mia, egregia signorina, non vi lasceranno uscire, ma vi inseguiranno e poi... sotto chiave, in convento. E allora, signorina mia? Che volete che faccia, allora? Vorrete che io, signorina mia, seguendo l'esempio di certi stupidi romanzi, venga sulla vicina collina a sciogliermi in lacrime, guardando le fredde mura della vostra prigione e che, infine, muoia seguendo la moda di certi cattivi poeti e romanzieri tedeschi? Bene: in primo luogo permettetemi di dirvi, in via amichevole, che queste cose non si fanno, e in secondo luogo che frusterei di santa ragione voi e i vostri genitori perché vi hanno permesso di leggere certi libercoli francesi; giacché i libercoli francesi non insegnano nulla di buono. C'è un veleno, là dentro, un mortifero veleno, signorina mia!
(Fedor Dostoevskij, Il sosia)
Ne approfitto per segnalarvi un gioco su ThinkTag - di cui vi avevo già parlato qui -, in questo scaffale del canale dedicato a Parlare le immagini. Si tratta di un gioco di rete sul tema dell'immaginario di scrittura, da documentare e discutere concentrando le attenzioni in particolare sulle dimensioni del maschile e del femminile associate agli atti di scrittura.
Tra le risorse finora proposte, c'è il dipinto di Pierre Antoine Baudouin che in questo post ho affiancato al testo di Dostoevskij.
svolto da nicce alle ore
14:22
sabato, 08 agosto 2009
sono tornato a nutrirmi di gide
In questi giorni ho ripreso in mano gli scritti di André Gide, una delle mie prime passioni letterarie adolescenziali.
Ho letto Il viaggio d'Urien, un itinerario per evadere dalle noie dello studio e risvegliare l'anima alla gioia nel sentire la resistenza della realtà esterna e nel tentare di raggiungere una meta che costantemente arretra e si nasconde, un romanzo fatto di allitterazioni e frasi incoerenti, l'unica lingua che ci vuole di fronte alle cose disordinate del mondo.
Ma soprattutto ho riletto quello stupendo romanzo che è I nutrimenti terrestri. Sia l'inizio sia la conclusione (e tutto il libro, del resto) sono molto educativi, o, anzi, dis-educativi: sembra di leggere il Nietzsche della critica ai maestri, o uno dei passi di Hermann Hesse tipo questo: «Questo è il motivo per cui continuo la mia peregrinazione: non per cercare un'altra e migliore dottrina, poiché lo so, che non ve n'è alcuna, ma per abbandonare tutte le dottrine e tutti i maestri» (Siddharta). Ecco perché ha fatto tanto bene alla mia formazione.
Gide insegna il fervore, «non la saggezza, ma l'amore» - «insegna a non amare più soltanto la famiglia, e pian piano a lasciarla; rende il cuore malato d'un desiderio d'aspri frutti selvatici e ansioso di strano amore» -, insegna che non basta leggere che la sabbia delle spiagge sia dolce ma che bisogna che i piedi nudi golosi la sentano, che si ha diritto su ogni oggetto dei propri desideri, che ogni fonte rivela una sete, che bisogna fare della propria anima «l'ostello sempre aperto al crocevia», sapersi commuovere per delle susine, voler provare tutte le forme della vita. E, dopo tutto questo, pretende anche di insegnare a lasciarlo.
Come scrive Gianni D'Elia nella sua postfazione, quello di Gide è un'apologia del nomadismo vitale e geografico, della libertà affannata e celibe alla ricerca di un'eretica e fluida autoeducazione; una strenua difesa dell'esperienza singolare, del desiderio di godere e nulla possedere, del rifiuto di essere come gli adulti, come i grandi e i disprezzati seduti; un richiamo al presente, al sentire, all'agire, alla gioia di imparare, all'amare le creature e le cose nel rispetto della loro pluralità, al riscoprire la varietà dei doni della vita e della terra.
«Certo, tutto ciò che ho incontrato col sorriso sulle labbra, ho voluto baciarlo; e il rosso sulle guance, le lacrime negli occhi, ho voluto berli; mordere nella polpa di tutti i frutti che verso di me pendevano dai rami. Ad ogni locanda mi salutava una fame; davanti ad ogni fonte mi attendeva una sete - una sete, davanti a ciascuna, particolare -; e avrei voluto altre parole per segnare le mie voglie di andare, dove si apriva una strada; di sostare, dove l'ombra invitava; di nuotare, in riva ad acque profonde; di amore o si sonno sulla sponda d'ogni letto. Ho posato arditamente la mia mano su ogni cosa e ho preteso d'aver diritti su ogni oggetto dei miei desideri».
Leggete questo libro, poi gettatelo ed uscite, perché ve ne avrà dato il desiderio.
svolto da nicce alle ore
08:53
mercoledì, 29 luglio 2009
harry potter
Dato che ho appena visto il film Harry Potter e il principe mezzosangue - così, almeno con la saga cinematografica, sto in pari - e letto le Icone d'oggi - risposta/seguito, a distanza di cinquant'anni, ai Miti d'oggi di Roland Barthes, certamente meglio riuscita dei Nuovi miti d'oggi -, ecco cosa scrive Michel Maffesoli a proposito del personaggio di J.K. Rowling.
Tra le icone del nostro tempo ce ne sono alcune che esprimono un imponente reincantamento del mondo, il ritorno della fantasia, del fantastico, della fantasticheria. Ormai la fede ingenua nel Progresso e nella sua marcia trionfale non convince più nessuno; i Lumi settecenteschi tendono ad essere soppiantati dal chiaroscuro dell'esistenza.
Harry Potter incarna la figura antica e sempre nuova del fanciullo eterno (puer aeternus), una creatura in perenne divenire che ad ogni passo affronta una nuova avventura. Così, a differenza di chi si accontenta di chiedere un'esistenza protetta e una vita a rischio zero, quel divino briccone che è il maghetto di Hogwarts viene a ricordarci che l'uomo è perennemente tormentato dalla sete di infinito, dal desiderio di un Altrove. Per lui l'avventura è un elemento essenziale della natura umana, con lui la ricerca del Graal è sempre di attualità.
I libri e i film in cui compare Harry Potter illustrano la presenza di un meraviglioso nel quale la paura è strettamente intrecciata alla fascinazione. Dove avviene l'incontro? A Hogwarts, una scuola, ma una scuola di magia. L'educazione lascia il posto a un percorso iniziatico, a un continuo rimettersi in cammino nel quale le prove e le insidie non possono mai dirsi completamente superate.
Harry Potter è il simbolo delle giovani generazioni che, nella loro straordinaria voglia di vivere, non danno più ascolto a nessuno. Sanno bene, di un sapere incorporato e non teorico, di una conoscenza fatta di esperienze, sanno bene che la vita non somiglia a un fiume calmo: vi sono vortici, gorghi e altro ancora. Tutte cose che bisogna sapere affrontare con eleganza, con disinvoltura e anche con insolenza. Ed è quello che fa Harry, eterno apprendista stregone, adolescente che mette in crisi la sclerosi delle istituzioni invocando la forza del sogno. In questo senso egli è in accordo col giovanilismo imperante che prende alla lettera la formula di Nietzsche: «Diventa quello che sei senza mai cessare di essere un apprendista».
Lo sfregio che segna la fronte di Harry è lo stesso che ritroviamo nei tatuaggi, nei piercing e negli altri segni visibili sempre più di moda nelle nostre società. Esso ricorda che la parte oscura dell'animale umano è tutt'altro che superata e che bisogna saperci convivere per raggiungere una forma di interezza.
svolto da nicce alle ore
12:47
martedì, 21 luglio 2009
esami finiti
Ieri sono finiti anche per me gli esami di Stato. Questa mia prima esperienza ha richiesto un notevole impegno fisico, intellettivo e affettivo.
Come mi hanno ricordato i miei studenti del quinto di quest'anno - che, per inciso, sono stati tutti promossi - «un maestro dovrebbe sempre essere all'altezza degli ideali del proprio allievo» (Naruto, vol. 42, cap. 382) afferma Jiraya poco prima di morire.
Non posso che rispondere con Nietzsche.
«L'educatore - non già l'insegnante di liceo e i dotti dell'università... C'è bisogno di educatori che siano essi stessi educati, spiriti superiori, aristocratici, comprovati a ogni istante, comprovati dalla parola e dal silenzio, culture divenute mature, dolci - non dei tangheri addottrinati che il liceo e l'università offrono oggi alla gioventù come fossero "balie di grado superiore"».
(Crepuscolo degli idoli)
Qualsiasi cosa scegliate di fare, imparate a farla col martello, o, se preferite, con una katana.
postate alle 8:23
svolto da nicce alle ore
08:30
sabato, 07 marzo 2009
parlare le immagini
Visto che è uscita qui una nuova recensione del volume di Roberto Maragliano Parlare le immagini,
colgo l'occasione per riparlarne.
Il volume si compone di diverse sezioni: i ragionamenti contengono i punti di vista dell’autore; gli attraversamenti sono, invece, citazioni di approcci altri, più o meno in sintonia con quelli dell’autore e che fanno da contrappunto ai suoi ragionamenti; sono presenti, inoltre, due intermezzi, uno di sole immagini – palestra per riposare e allenare gli occhi a giocare – e uno di sole parole letterarie – perché solo il loro valore artistico riesce a rendere una parte del fascino e del turbamento delle immagini.
Non si intende, quindi, fornire una lista di raccomandazioni educative, ma semplicemente far maturare «la consapevolezza del valore cruciale che è destinata ad assumere la prospettiva di proporre e realizzare educazione dentro l’universo delle immagini, in modo serio, convincente, attraente, talora pure drammatizzante».
Perciò c’è la scelta di realizzare un libro non finito, fin dal titolo – Parlare le immagini –, espressione volutamente monca e incompleta (il parlare delle immagini, il far parlare le immagini, oppure altro ancora?) che riflette il carattere aperto, mobile, irrequieto dell’immagine.
Questo porre più ombre che luce sul tema prevede una continuazione della sua trattazione nell’estensione di rete del volume – il sito http://www.parlareleimmagini.it – dove i lettori possono divenire autori e attori, giocare e mettersi in gioco tirando fuori e documentando, tutti assieme, il proprio immaginario, rendendolo denso e ricco intrecciandolo con quello degli altri.
svolto da nicce alle ore
09:43
venerdì, 02 gennaio 2009
divario tecnologico generazionale
- Va a sedersi davanti al computer. Fissa quel cazzo di coso tutto il giorno -. Gardner ponderò qualcosa. [...]
- È un mondo totalmente diverso, - mormorò Huntington. - Hanno sviluppato tutta una serie di capacità nuove che li separano da noi.
- Sanno maneggiare le informazioni visive -. Gardner si strinse nelle spalle. - Sai che roba, cazzo. Per quanto mi riguarda, sono stronzate.
- Non hanno idea di come contestualizzare le cose, - mormorò di nuovo Huntington, allontanandosi, mentre faceva un altro tiro da una nuova canna. Ne avevamo ancora due da passarci ed eravamo già fusi.
- Sono drogati di frammenti.
- Ma tecnologicamente sono più avanti di noi -. Questo lo disse Mitchell, ma dal tono piatto e distaccato non riuscii a capire se stesse contraddicendo Mark.
- La chiamano tecnologia disgregativa.
A un tratto sentii Victor abbaiare nel nostro giardino.
- Mimi non vuole più che Hanson giochi a Doom.
Un dialogo tra padri sui propri figli, sull'ansia e sulla paura che il divario tecnologico tra due generazioni provoca: solo la conoscenza - non la chiusura, la condanna e la censura - può aiutare in questa situazione.
svolto da nicce alle ore
09:06
sabato, 24 maggio 2008
abbandonàti/abbandònati ai videogiochi
Domenica 25 maggio ancora un appuntamento a Rieti, alle 17:00 al Bowling, questa volta per confrontare idee, opinioni ed esperienze sul tema dei videogiochi, sempre nello stile di Immaginare l'infanzia.
Un incontro per grandi e piccini con degustazione di videogiochi.
In preparazione di ciò, mi sono immerso nella lettura di tre saggi sull'argomento.
La raccolta di saggi C:cube, che analizza i nuovi linguaggi mediatici che prediligono l'immediato coinvolgimento del corpo e della sua attitudine performativa e la loro forma estetica capace di intrecciare un rapporto di interscambio con gli altri ambiti della creatività contemporanea.
La narrazione di storie e personaggi dei videogiochi compiuta da Jaime D'Alessandro in Play 2.0, una ricostruzione storica precisa, puntuale e anche narrativamente accattivante.
Infine, un'altra raccolta, a cura di Matteo Bittanti, Schermi interattivi, che ricostruisce e analizza il rapporto dei videogiochi con il cinema nei termini di rimediazione e narrazione transmediale, soprattutto sottolineando le peculiarità dei videogiochi e dei videogiocatori, che sono ad un tempo fruitori e produttori, attori e registi, consumatori e creatori, tessitori di un testo infinitamente aperto.
svolto da nicce alle ore
11:45
venerdì, 18 aprile 2008
mettiamoci in gioco. educazione in crescita
Continua il tour...
A Rieti, sabato 19 aprile alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare del Comune (piazza Vittorio Emanuele II), sarà presentato il volume Immaginare l'infanzia
Dalla quarta di copertina: "Videogiochi, internet, televisione, fumetti, cinema: la vita quotidiana dei nostri bambini è immersione e navigazione continua dentro l'universo dei media. Sensazioni e suggestioni, ma anche idee e convinzioni, soprattutto modi d'essere e di pensare vengono di lì. Nell'immaginare il bambino di oggi, nel coltivare il suo immaginario, i media gli danno lingua, enciclopedia, identità e luoghi per costruire, sperimentando e sperimentandosi, oggetti e regole del mondo. Chiunque si occupi di formazione (genitore, insegnante, educatore) non può evitare di misurarsi con l'emergere ininterrotto di interrogativi su quel che comporta, per il bambino, questo convivere con i media. I contributi raccolti nel volume danno risposte originali e controcorrente a questi interrogativi e sollecitano l'adulto a conoscere meglio i media, i bambini e anche se stesso".
Sono previste animazioni per grandi e per piccini a cura degli autori del volume e di LudicArte.
I proventi della vendita del libro sono destinati all'associazione onlus Peter Pan.
Vi aspettiamo numerosi...
svolto da nicce alle ore
20:44
sabato, 15 marzo 2008
bilancio di fine secondo trimestre
Giunto al termine il secondo trimestre dei corsi di questa accademia, è tempo di tracciarne un bilancio, ovvero di analizzare le chiavi di ricerca che in questo periodo hanno usato i suoi studenti per accedervi.
La ricerca quantitativamente più rilevante ha riguardato Escher e in particolare alcune sue litografie come Ordine e caos e Verbum. Effettivamente questo artista è stato nelle nostre lezioni ampiamente utilizzato per dare un'immagine alle filosofie presocratiche.
Anche altre ricerche hanno riguardato l'arte: Friedrich, Bernini e soprattutto il Gericault de La zattera della Medusa, anche loro impiegati per illustrare concetti filosofici.
Cambiando totalmente genere, molte ricerche per i filosoficissimi Simpson e per l'educativo Naruto e il suo mondo (Sakura, Sasuke e Shikamaru).
Altre ricerche relative al mondo dei cartoni, fumetti, anime e manga hanno riguardato Shaka di Virgo dei Cavalieri dello Zodiaco, Garo, Paperino, Riyoko Ikeda, il Cavaliere oscuro di Frank Miller, Calvin & Hobbes, Buzz Lightyear di Toy Story e Chobits delle CLAMP.
Ricerche più propriamente scolastiche sono state quelle su Maria Antonietta e il colonialismo per quanto riguarda storia, Eraclito, Foucault, Hume, Schopenhauer, Bruno, i pitagorici, l'idealismo, l'illuminismo e il razionalismo per quanto riguarda filosofia. Moltissimi, infine, le ricerche sul medioevo: il diavolo nel medioevo, la nobiltà nel medioevo, infanzia di un cavaliere medievale, il giocattolo nel medioevo, gli occhiali nel medioevo, il telaio del medioevo, l'università nel medioevo, vestiti del basso medioevo, vestiti medioevali di regine, vita nel medioevo.
Mi hanno fatto piacere le non poche ricerche per fumetti sul colonialismo: ovviamente io rispondo con Volto Nascosto.
I testi scolastici più ricercati, invece, sono stati Immaginare l'infanzia, Parlare le immagini, La filosofia del dr. House, Apologia della storia, Medioevo sul naso e quelli di Zap Mangusta.
Veniamo, infine, alle ricerche più particolari.
Alcune parole molto ricercate sono state tenebre, amuleti, caos, distruzione, alieni, bigliardo.
Molte le ricerche influenzate dal carnevale: costumi di carnevale da astronauta, abito da vescovo medievale, vestiti dell'ottocento, vestiti da ninja, vestito di carnevale, vestiti di carnevale da Naruto.
Alcune ricerche sono state un po' particolari o non le ho capite: sfondo della tigre bianca, tema svolto descrizione soggetiva di te stessa, video di Anassimene, connessione moon luna moon, cinema erotici, cartoni manga erotici, manga erotici, simboli erotici, fiori di filigrana, foto di fantasia, giochi per sviluppare la comunicazione e l'autocoscienza, la preda migliore libro letteratura, maestri francesi della luce, sono un bambino cattivo, anestesista ideale clipart, campanello per cane da caccia.
svolto da nicce alle ore
09:19
permalink -
commenti (5) -
commenti (5) (popup)
materie:
libri, scuola, arte, manga, storia, fumetti, filosofia, serie tv, educazione, cartoni, anime, formazione
mercoledì, 13 febbraio 2008
parlare le immagini
Quindi bisogna mettere da parte ogni ipocrisia, e ammettere che non c'è niente di forzato nel tradurre le immagini dentro le vignette, oltre che le parole dentro i baloon. I puristi predicano che si può toccare solo ciò che è racchiuso dentro il cerchio sacro del baloon, la nuvoletta che esce dalla bocca dei personaggi, mentre la verità è che è necessario tradurre anche le immagini, questo va gettato sul muso a chi crede ancora nella comunicatività immediata e totale delle immagini: anche le immagini vanno tradotte.
(Tiziano Scarpa, Occhi sulla graticola).
Ho scelto queste provocatorie parole di uno dei personaggi - l'editore di manga erotici - del romanzo di Scarpa che ho da poco letto per presentare un altro libro e un'iniziativa, relative appunto alla complessità dell'immagine.
Si tratta del volume Parlare le immagini di Roberto Maragliano. La nostra vita, i nostri percorsi formativi, sono accompagnati dalla presenza pervasiva/invasiva delle immagini. In campo pedagogico si assiste al tentativo di imbrigliare le immagini e di catturarne e delimitarne il significato. Le immagini, invece, sono realtà, anzi elemento fondamentale attraverso il quale costruire e usare la realtà. Le immagini parlano? Di che parlano, e a chi parlano? Come parliamo, noi, di immagini? Come le facciamo parlare? Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli, nipoti, allievi, a far parlare le immagini? Cosa per metterli nelle condizioni di parlarle? Questi i quesiti che si pone l'autore che, tramite riflessioni personali (Ragionamenti, nel testo) e con la presentazione di brani estratti da saggi, riviste, giornali (Attraversamenti), intende definire un approccio interpretativo per cogliere ciò che sta al fondo di questa pervasivita/invasività delle immagini, dandone una ragione che non sia solo di natura esteriore, ma coinvolga anche gli aspetti interiori dell'agire umano.
E si tratta del sito relativo. L'accesso è libero: per partecipare attivamente occorre iscriversi a thinktag e poi chiedere l'accesso attivo al canale Parlare le immagini, nient'altro che questo.
Nel canale c'è anche un forum in cui discutere del libro da cui prende le mosse il canale e del canale stesso. Ed anche di tutto quel che volete, attorno-dentro-su-a fianco di-sopra il tema delle immagini.
Dunque è ora di giocare e mettersi in gioco, chiedendosi qual è il nostro immaginario, di quante e quali immagini è costituito, e tirandolo fuori. Tutti assieme, nel sito, a documentare l'immaginario di noi stessi, abitanti della società dell'immagine. E ognuno a portare il suo corredo di immagini e parole, per rendere denso e ricco di intrecci il repertorio di risorse del canale Parlare le immagini di ThinkTag.
svolto da nicce alle ore
19:12
domenica, 03 febbraio 2008
la decisione di sakura
Manga e anime costituiscono niente affatto un fenomeno preoccupante, promotore di un’etica violenta e aliena dalla nostra cultura, ma rappresentano, piuttosto, da una parte la possibilità di un allargamento dell’offerta di visioni del mondo e dell’uomo a noi disponibile, e, dall’altra, una forma che ha dimostrato una delle migliori capacità di rappresentazione ed espressione della complessità del mondo, dando visibilità a quanto essere ragazzo, oggi più che mai, sia anche vivere una fase non pacificata dell’esistenza, fluida e contraddittoria.
Sono un ottimo esempio di ciò le bambine e ragazzine protagoniste dei lungometraggi d’animazione di Hayao Miyazaki. Oppure i manga e anime di Naruto: in questa serie viene unita all’azione e all’avventura, tipiche di un racconto di battaglie e guerre fra ninja, una buona dose di analisi psicologica dei personaggi, dando spazio e risalto alla loro crescita morale, ai loro cambiamenti interiori oltre che esteriori, spirituali oltre che tecnici
, e tale trattamento non è riservato solamente al protagonista (Naruto), ma anche a tutti gli altri personaggi, dai più diretti comprimari (Sasuke e Sakura) ai personaggi più di sfondo e secondari, tutti con un proprio carattere ben definito ma senza risultare delle poco credibili macchiette. Perciò, oltre che di scontri tra esperti di arti marziali, questa serie è fatta anche di sentimenti e affetti (dolore, solitudine, amicizia…): i personaggi sono caratterizzati a tutto tondo, non solo per le proprie competenze e abilità combattive, per le proprie tecniche, ma per il proprio vissuto, il proprio passato, le proprie emozioni, le proprie speranze e paure per il futuro, e non sono affatto statici, piatti, ma evolvono nel tempo, cambiando, maturando, mostrando nuovi e inattesi lati di sé, modificandone altri.
Un buon esempio di questo aspetto è fornito dall’evoluzione che subisce il personaggio di Sakura, che da brava studentessa (perfetto il suo controllo del chakra) ma, forse, poco interessata veramente ad una carriera e ad una vita da ninja, e più propensa, invece, a interessi sentimentali e pensieri d’amore (per Sasuke), diviene col tempo più determinata ed arriva
ad essere anche una ninja davvero forte, prendendo una decisione netta: «Io penso sempre di essere una ninja matura. Dico sempre che mi piace Sasuke, sgrido sempre Naruto con aria di superiorità. Ma loro due mi sono sempre davanti. Nonostante tutto hanno sempre combattuto proteggendomi. Lee, tu mi hai detto che mi ami e lottando a costo della vita per difendermi mi hai fatto capire che anch’io voglio diventare come voi. Questa volta sarò io che vi starò avanti!» .
Questo personaggio è solo una delle tante eroine femminili dell’immaginario bambino che rompono con gli schemi tradizionali e arcaici per cui le fanciulle si interessano solo dei sentimenti, restano passive all’azione e aspirano solo al matrimonio: pur non rinunciando alla propria femminilità, non sacrificando le proprie emozioni, Sakura e molte altre si lanciano direttamente nell’avventura, partecipando all’azione, alla scoperta, alla conoscenza, e non come caste sacerdotesse o vergini guerriere, ma come individui completi e complessi.
(da Immaginare l'infanzia)
svolto da nicce alle ore
14:49
sabato, 26 gennaio 2008
il telaio universale di valerio evangelisti
Il nuovo capitolo della saga di Valerio Evangelisti (cominciata nel 1994) dedicata alle avventure di Nicholas Eymerich, inquisitore, è un testo davvero interessante, sia in sé, sia per la sua relazione con gli altri romanzi della serie.
Da una parte, infatti, La luce di Orione ha una trama avvincente, che raggiunge quasi l’apice della produzione di Evangelisti, rappresentato – secondo l’opinione di chi scrive – da Mater Terribilis. Dall’altra, inoltre, il libro sembra contenere e illustrare una sorta di summa della filosofia che sostiene e governa il mondo storico-fantastico in cui vive l’inquisitore domenicano.
Tutti gli elementi che compaiono nell’opera di Evangelisti - storici, filosofici, geografici, artistici, letterari, architettonici - convivono e si armonizzano perfettamente tra di loro e con la struttura narrativa. I romanzi di Eymerich sono un prezioso e ricco veicolo di informazioni, atmosfere e suggestioni sul contesto storico, ambientale e culturale delle storie in essi narrate: storia, geografia, arte, filosofia, fanno da sfondo e sostengono il loro racconto, la loro trama, e così si trasmettono al lettore.
Indubbio è, quindi, anche l’implicito valore didattico di questa letteratura: generalmente, i prodotti espressamente istruttivi hanno un basso valore estetico e “puzzano” subito di truffa, perché tradiscono le regole del gioco del media che utilizzano, forzandolo verso un’esplicita connotazione didattica e rendendolo, invece, solamente povero e didascalico. L’implicitamente didattico, invece, come questo di Evangelisti, è decisamente più efficace: tutta una serie di conoscenze, essendo intessuta direttamente all’interno della storia narrata, alimentandola, entra nell’immaginario e nella mente del lettore a sua insaputa, andando a costituire elementi e frammenti che egli spontaneamente comporrà, insieme a tutti gli altri della sua esperienza, costruendo un mosaico virtuale che si configura come un sapere aperto e mobile.
Telaio davvero universale, dunque, quello della scrittura di Evangelisti, che riesce a tessere insieme – e in maniera abilissima, senza far spezzare neanche un filo – trame narrative avvincenti e orditi culturali precisi.
recensione scritta nello stile di Immaginare l'infanzia.
svolto da nicce alle ore
11:40
sabato, 15 dicembre 2007
bilancio di fine primo trimestre
Anche se non sono propriamente passati tre mesi dall'apertura di questa accademia, è comunque tempo di chiudere il primo trimestre e di valutare i risultati.
Quale migliore modo per farlo che vedere quali ricerche di parole e immagini vi hanno condotto a oltrepassare la sua soglia ed entrare?
Al primo posto assoluto, con 157 ricerche, c'è Lady Oscar, il manga/anime di Riyoko Ikeda - anche lei presente con 4 ricerche -, che stravince il confronto con l'altro anime ambientato nella Francia del 1700, La Stella della Senna, che ha avuto solo 7 ricerche.
In generale, comunque, sono andate molto bene le ricerche di anime (32), manga (14) e cartoni (5), e un risultato notevole lo ha ottenuto Naruto (35), tra l'altro qui presente - per ora - solo come immagine per i "registri" della scuola. Una piccola menzione anche per la simpatica Sumomo - 1 ricerca - che ringrazia.
Sempre per quanto riguarda cartoni e fumetti, ci sono state ricerche relative ai Simpson (34) e a Calvin & Hobbes (5).
Non sembrerebbero molto "scolastiche" queste ricerche, ma ne sono contento.
Troviamo poi 15 ricerche per Maria Antonietta e 1 ciascuna per Hobbes e Foucault; come materie abbiamo la filosofia e la trigonometria (anch'esse 1 ricerca ciascuna).
Sono anche contento della ricerca "insegnare attraverso i fumetti".
Ancora, 1 ricerca per Paperino e 1 per il gioco del bigliardo.
2 ricerche hanno riguardato me, Nicce.
Infine, delle ricerche relative a libri: 1 per Zap Mangusta - autore, tra l'altro, de I calzini di Hegel - e 2 per Immaginare l'infanzia, il volume di cui ho pubblicizzato la presentazione tempo fa e che vi consiglio caldamente e disinteressatamente di acquistare.
Bene, alla fine del prossimo trimestre per un'altra analisi e valutazione.
svolto da nicce alle ore
08:32
permalink -
commenti (4) -
commenti (4) (popup)
materie:
libri, scuola, manga, storia, fumetti, filosofia, televisione, educazione, cartoni, anime, formazione, foucault, francia del 700
sabato, 17 novembre 2007
immaginare l'infanzia
Come già segnalato su riMEDIAndo, martedì 20 novembre 2007, dalle ore 17 alle ore 19, presso la libreria MEL Ragazzi di Roma (sta a piazza SS. Apostoli 59, vicino piazza Venezia, insomma) si terrà un "incontro" con Immaginare l'infanzia: Roberto Maragliano e gli altri autori del volume animano il tema bambini / mezzi di comunicazione.
Per tutti, grandi e piccini.
I diritti del volume andranno all'associazione Peter Pan.
svolto da nicce alle ore
06:46
sabato, 20 ottobre 2007
manifesto programmatico
Se lo sviluppo dell’intelligenza è inseparabile da quello dell’affettività, allora questo comporta che si debbano considerare come “molle” dell’apprendimento anche, se non soprattutto, la curiosità, la passione, l’entusiasmo, il piacere, il divertimento.
Bisognerebbe avere un approccio che Bruner definisce “culturalista”, bisognerebbe comprendere che l’educazione non è un’isola, ma fa parte del continente della cultura, imparando a trasmettere cultura e non solo sapere.
Questo vuol dire, da una parte, che si deve smettere di vivere il paradosso per cui si pretende di insegnare saperi frazionati e disciplinari mentre la realtà e i suoi problemi sono sempre più complessi, trasversali, globali.
Ma vuol dire anche un’altra cosa. Vuol dire, infatti, secondo Morin, che gli insegnanti hanno come compito di educarsi rispetto al mondo adolescente e alla sua cultura, di progredire nella sua conoscenza e nel suo riconoscimento: il corpo insegnante non dovrà rinchiudersi in se stesso come una cittadella assediata dall’irruzione della cultura mediatica esterna alla scuola, ignorata e disdegnata dal mondo intellettuale.
Si tratta di realizzare un’integrazione e una circolarità piene tra il sapere del libro, licealistico e formale, e la forza d’urto delle macchine dello svago e del coinvolgimento che danno sostanza e corpo al bagaglio delle conoscenze e delle esperienze non scolastiche degli studenti, e che vanno accolte e valorizzate. Bisognerebbe smettere di pretendere e fingere che gli allievi siano tabulae rasae su cui incidere tutto dall’inizio, e rendersi conto che essi apprendono anche al di fuori del contesto dell’insegnamento, attraverso esperienze informali.
Perciò, se siete pronti, indossate la vostra calzamaglia e scatenate l'inferno, come dice il Cavaliere Oscuro di Frank Miller.

Mi piace concludere questo post rimandando a un passo di Foucault che è un vero inno alla curiosità, alla passione e al piacere che sempre dovrebbero accompagnare la ricerca, il sapere.
svolto da nicce alle ore
13:04