lunedì, 07 settembre 2009

deviseificazione


witkiewicz«E adesso forza, facce, fatevi avanti! No, non vi dico addio, estranee sconosciute facciate dei tizi estranei e sconosciuti che mi leggeranno, anzi, vi do il benvenuto. Salve graziose ghirlande di parti del corpo, tutto comincia adesso: fatevi avanti, venite a me, rimpastatemi pure, fabbricatemi una faccia nuova, perché debba di nuovo fuggirvi e rifugiarmi in altre persone e correre correre correre attraverso tutta l'umanità».
(Witold Gombrowicz, Ferdydurke)

Il protagonista del romanzo di Gombrowicz accetta il tentativo di sfuggire al viso, sembrando in ciò seguire il suggerimento filosofico di Deleuze e Guattari sulla "deviseificazione": «essa libera per così dire teste cercanti che disfano gli strati al loro passaggio, forano i muri di significanza e balzano fuori dai buchi di soggettività, abbattono gli alberi per fare posto a veri e propri rizomi, e guidano i flussi verso linee di deterritorializzazione positiva o di fuga creatrice» (Gilles Deleuze, Félix Guattari, Millepiani).

witkiewiczE Stanislaw Ignacy Witkiewicz (aka Witkacy) - pittore, commediografo, filosofo, critico letterario, romanziere e amico di Gombrowicz - sembra mettere in pratica, con La Ditta dei ritratti,  proprio l'idea che
la personalità sia al limite afferrabile solo in molteplici sequenze, in molti ruoli-maschere, eseguendo infatti una serie di ritratti di uno stesso soggetto e in una varietà di stili - da quelli più “rileccati”, vicini al kitsch, fino a un groviglio di linee quasi astratto, e alcuni realizzati con l’ausilio di narcotici di qualità superiore (alcol, cocaina, caffeina, etere, tè, mescalina) e dal prezzo inestimabile.
Così, nell’anarchia totale di un disegno ribelle che, pur senza rifiutare il ritratto, gli dimostra ostentatamente la sua disistima, nel moltiplicarsi all’infinito della forma che confonde l’immagine e fa aumentare la tensione, il disegno raggiunge il limite oltre cui appare il “mistero”.

witkiewicz


svolto da nicce alle ore 10:38

permalink - commenti - commenti (popup)
materie: libri, letteratura, arte, filosofia, deleuze, guattari




sabato, 05 settembre 2009

corso di filosofia in sei ore e un quarto


«Non si tratta di chiedersi se bisogna o non bisogna fare della filosofia. Facciamo della filosofia, perché non è possibile sottrarsi. È fatale. La nostra coscienza si pone dei problemi. Bisogna tentare di risolverli. Alla filosofia non è possibile sottrarsi».
Così afferma Witold Gombrowicz alla fine della prima lezione del suo Corso di filosofia in sei ore e un quarto - che ho comprato l'altro giorno.

Uno dei filosofi trattati dall'autore polacco è Schopenhauer, di cui si apprezza la teoria sull'arte: «L'arte, secondo Schopenhauer, ci mostra il gioco della natura e delle forze, ossia la volontà di vivere. Egli si chiede perché la facciata di una cattedrale ci incanta mentre un semplice muro non suscita in noi interesse alcuno. È perché la volontà di vivere della materia, risponde, si esprime nella pesantezza e nella resistenza. Un muro non mette in evidenza il gioco di queste forze, perché ogni sua particella resiste e pesa al tempo stesso, mentre la facciata della cattedrale mostra le forze in azione, in quanto le colonne resistono al peso dei capitelli. È qui chiara la lotta tra la pesantezza e la resistenza della materia».




Gombrowicz si sente molto vicino al filosofo tedesco: afferma che per lui è un mistero che libri interessanti come quelli di Schopenhauer e i suoi non trovino lettori; ma anche che un genio non può aver successo, perché anticipa i tempi, ed è dunque incomprensibile e non serve a nessuno, e così Schopenhauer e lui si consolano.


svolto da nicce alle ore 14:10

permalink - commenti (2) - commenti (2) (popup)
materie: libri, letteratura, arte, filosofia, hegel, schopenhauer




domenica, 30 agosto 2009

il pericoloso vizio della lettura


piere antoine bauduin la letturaEcco com'è, signorina mia, sempre che lo vogliate sapere. In una capanna, signorina mia, nel nostro secolo industriale non ci vive nessuno.
Innanzi tutto, bellezzina mia, egregia signorina, non vi lasceranno uscire, ma vi inseguiranno e poi... sotto chiave, in convento. E allora, signorina mia? Che volete che faccia, allora? Vorrete che io, signorina mia, seguendo l'esempio di certi stupidi romanzi, venga sulla vicina collina a sciogliermi in lacrime, guardando le fredde mura della vostra prigione e che, infine, muoia seguendo la moda di certi cattivi poeti e romanzieri tedeschi? Bene: in primo luogo permettetemi di dirvi, in via amichevole, che queste cose non si fanno, e in secondo luogo che frusterei di santa ragione voi e i vostri genitori perché vi hanno permesso di leggere certi libercoli francesi; giacché i libercoli francesi non insegnano nulla di buono. C'è un veleno, là dentro, un mortifero veleno, signorina mia!

(Fedor Dostoevskij, Il sosia)


Ne approfitto per segnalarvi un gioco su ThinkTag - di cui vi avevo già parlato qui -, in questo scaffale del canale dedicato a Parlare le immagini. Si tratta di un gioco di rete sul tema dell'immaginario di scrittura, da documentare e discutere concentrando le attenzioni in particolare sulle dimensioni del maschile e del femminile associate agli atti di scrittura.

Tra le risorse finora proposte, c'è il dipinto di Pierre Antoine Baudouin che in questo post ho affiancato al testo di Dostoevskij.


svolto da nicce alle ore 14:22

permalink - commenti (4) - commenti (4) (popup)
materie: libri, letteratura, arte, educazione, formazione




lunedì, 24 agosto 2009

cultura mutante


nightcrawlerDimmi, figliolo, conosci un critico che si chiamava Walter Benjamin? Scrisse un saggio che si intitolava L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Vedi, Benjamin si preoccupava della produzione di massa... stampa, fotografia... del modo in cui influenza l'aura dell'arte. Guardare una foto della Monna Lisa su una rivista è come vedere il dipinto vero al Louvre? Copiare l'arte ne cambia l'essenza artistica?
"Quel che si atrofizza nell'epoca della riproduzione tecnica è l'aura dell'opera d'arte". E poi, più avanti "Si potrebbe dire generalizzando che la tecnica di riproduzione distacca l'oggetto riprodotto dal dominio della tradizione. Creando riproduzioni, essa sostituisce una pluralità di copie a un'esistenza unica". Argomento affascinante, no?

(da X-Men: Divided We Stand 1 del giugno 2008, in Wolverine 231 dell'aprile 2009)


Segnalato da Dreca. Visto in cosa ci si può imbattere leggendo fumetti?


svolto da nicce alle ore 13:57

permalink - commenti (3) - commenti (3) (popup)
materie: libri, arte, fumetti, filosofia




martedì, 10 marzo 2009

così scalò la nothomb


Nei suoi testi Amélie Nothomb dimostra sempre una certa capacità di intrecciare la sua trama narrativa con qualche buona riflessione filosofica. Nel caso di Né di Eva né di Adamo tocca al Nietzsche di Così parlò Zarathustra essere chiamato esplicitamente in causa: è, infatti, con autentico spirito nietzschiano – dionisiaco, libero e fanciullesco, fatto di aspirazione all’altezza e leggerezza, di coraggioso e orgoglioso sguardo dritto al sole, di leonina forza di volontà – che Amélie affronta la scalata del Monte Fuji.

amélie nothomb né di eva né di adamo«Oltre i millecinquecento metri, scompaio. Il mio corpo si trasforma in pura energia, il tempo di chiedersi dove sono finita e le mie gambe mi hanno già trasportato così lontano da farmi diventare invisibile. Altri hanno questa proprietà, ma non conosco nessuno per cui sia una qualità tanto insospettabile, visto che né da vicino né da lontano somiglio a Zarathustra.

Eppure, è proprio quello che divento. Una forza sovrumana si impadronisce di me e ascendo in linea retta verso il sole. La mia testa risuona di inni non olimpici, ma olimpiani. Ercole sembra un mio cuginetto emaciato. Per parlare solo del ramo greco della famiglia.

Se sei Zarathustra, hai piedi divini che mangiano la montagna trasformandola in cielo e, contemporaneamente, al posto delle ginocchia hai catapulte con il resto del corpo come proiettile. Al posto del ventre hai un tamburo di guerra e al posto del cuore la percussione del trionfo, hai la testa abitata da una gioia tanto terrificante che necessita di una forza sovrumana per sopportarla, possiedi tutti i poteri del mondo per l’unico motivo che li hai avocati a te e puoi contenerli nel tuo sangue, e non tocchi più terra causa il dialogo ravvicinato col sole».

 

«Le mie gambe sono così grandi, mangeranno le cime, voi non avete idea del loro appetito.

Corro lungo la linea della vetta. Per sei ore di sole e di cielo blu, avrò il monte Fuji solo per me. Queste sei ore non basteranno a contenere la mia estasi. L’esaltazione mi serve da combustibile: non ce n’è di migliore. Zarathustra non ha mai corso così veloce e così in preda all’ebbrezza. Do del tu a Fuji, danzo sulla cresta. È un momento sublime.

Converto in marcia la mia gioia».

 

hokusai ragazzo che guarda il monte fuji

Hokusai, Ragazzo che guarda il Monte Fuji.


svolto da nicce alle ore 22:38

permalink - commenti (1) - commenti (1) (popup)
materie: libri, letteratura, arte, filosofia, nietzsche




domenica, 08 giugno 2008

al di là del vetro


bruno, cene de le ceneriIl Nolano ha disciolto l'animo umano e la cognizione, che era rinchiusa ne l'artissimo carcere de l'aria turbulento; onde a pena, come per certi buchi, avea facultà de remirar le lontanissime stelle, e gli eran mozze l'ali, a fin che non volasse ad aprir il velame di queste nuvole e veder quello che veramente là su si ritrovasse, e liberarse da le chimere di quei, che con moltiforme impostura han ripieno il mondo tutto d'infinite pazzie, bestialità e vizii, smorzando quel lume, che rendea divini ed eroici gli animi di nostri antichi padri, approvando e confirmando le tenebre caliginose de' sofisti ed asini.tullio pericoli, al di là del vetro
Or ecco quello, ch'ha varcato l'aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo, fatte svanir le fantastiche muraglia de le prime, ottave, none, decime ed altre, che vi s'avesser potuto aggiongere, sfere, per relazione de vani matematici e cieco veder di filosofi volgari; cossì al cospetto d'ogni senso e ragione, co' la chiave di solertissima inquisizione aperti que' chiostri de la verità, che da noi aprir si posseano, nudata la ricoperta e velata natura, ha donato gli occhi a le talpe, illuminati i ciechi che non possean fissar gli occhi e mirar l'imagin sua in tanti specchi che da ogni lato gli s'opponeno, sciolta la lingua a' muti che non sapeano e non ardivano esplicar gl'intricati sentimenti, risaldati i zoppi...

(Bruno il Nolano, La cena de le ceneri)


L'illustrazione è Al di là del vetro (1985), di Tullio Pericoli, che ricorda la raffigurazione simbolica della dissoluzione dell'immagine medievale del mondo (tema del passo bruniano) rappresentata in una xilografia a colori del 1888, ma realizzata nello stile del XVI secolo - e infatti erroneamente considerata per lungo tempo come copia di un'originale del Rinascimento.

xilografia, dissoluzione dell'immagine medievale del mondo


svolto da nicce alle ore 10:11

permalink - commenti (6) - commenti (6) (popup)
materie: libri, arte, filosofia, scienza, bruno




sabato, 17 maggio 2008

un'etica marmorea



Le sculture neoclassiche, in particolare quelle di Canova, mi hanno sempre fatto pensare all'etica di Kant. Il loro marmo bianco e liscio li ho sempre collegati ai caratteri di questa morale formale e rigorosa.
In matematica una formula determina esattamente ciò che bisogna fare per risolvere un problema. Lo stesso succede per la morale kantiana: la formula dell’imperativo categorico permette di compiere meglio il proprio dovere. La formula, però, dà solo la forma (formalismo), ma non può prevedere tutte le condizioni in cui l’uomo che la applica si troverà. La moralità è l’agire per dovere e non soltanto in conformità al dovere (rigorismo). È il disinteresse: lo sforzarsi ogni volta di purificare al massimo l’intenzione direttrice dell’atto.
canova, teseo e il minotauroMa tra tutte le opere di Canova, una in particolare la lego alla teoria di Kant sulla morale: Teseo e il Minotauro. La vittoria sul mostro mitologico può ben rappresentare, secondo me, lo sforzo di purificazione dall'interesse egoistico di cui si diceva prima, nonché la lotta della ragione contro la sensibilità, l'istinto, il sentimento.
Il solo sentimento, infatti, n
on può determinare un’azione morale. Tuttavia, secondo Kant, esso può mantenere comunque un ruolo positivo: si prova dolore, sofferenza, quando il dovere entra in conflitto con le inclinazioni egoistiche, e un’umiliazione dell’amor proprio; ma ciò fa emergere l’amore di sé, il rispetto, di sé, degli altri, della legge. Il rispetto è un movente soggettivo, ma non empirico, della volontà buona. Dato che l’uomo è un essere sensibile oltre che razionale, bisogna che agisca spinto anche dal sentimento. Il dovere può determinare la volontà più facilmente attraverso un sentimento che lo esprime senza alterarlo, e questo sentimento, che nasce dall’incontro tra ragion pratica e sensibilità, è il rispetto, che da una parte umilia l’amor proprio, e dall’altro dà l’idea della grandezza della persona razionale, provvista di dignità. In esso si fa strada la possibilità per l’uomo di sentire una dimensione della propria vita più alta, più ricca. È un sentimento razionale. Un effetto della ragione sulla sensibilità, l’eco della razionalità sulla sensibilità.


svolto da nicce alle ore 08:26

permalink - commenti (11) - commenti (11) (popup)
materie: arte, filosofia, kant




venerdì, 25 aprile 2008

la strategia della ragione


kai zen, la strategia dell'arieteLa lettura iniziale di La strategia dell'ariete, romanzo dell'ensemble narrativo Kai Zen, è stata un po' impegnativo, non semplice, ma man mano che si maneggiano i fili della trama si compone un tessuto/testo davvero piacevole e una volta avvinti nella tela si è proprio curiosi di vedere dove si arriverà.
Ho trovato il libro molto corale e polifonico, senza un unico vero protagonista se non la storia stessa.

Il che è quasi alla Hegel, direi: la storia raggiunge i suoi fini attraverso la mediazione delle azioni spontanee dei personaggi, principali e secondari; tali azioni si convertono dialetticamente in un’opera universale, cosicché essi sono in realtà strumenti e membri inconsapevoli della storia, sono testimoni ed ornamento del suo splendido trionfo; manovrate da un'astuzia che è oltre i singoli soggetti, le passioni individuali sono semplici mezzi che conducono a fini diversi da quelli a cui esse esplicitamente mirano e per quanto i personaggi rechino in atto quel che a loro interessa, da ciò viene portato alla luce altro che non è nella loro coscienza o intenzione. Tutto in stile "filosofia della storia" hegeliana.
«Ciò che è caduto è caduto e doveva cadere. Lo Spirito del mondo non risparmia nessuno, non ha alcuna compassione. [...] Nessun popolo ha mai subito un torto, bensì ciò che ha subito se lo è meritato», scrive Hegel nelle sue Lezioni di Filosofia del Diritto, come a dire che la Storia, la Ragione, usa i suoi figli e poi se li mangia, come il Saturno del mito, dipinto tra l'altro da Goya proprio in quegli anni in cui il filosofo tedesco meditava su questi argomenti.

goya, saturno


svolto da nicce alle ore 09:15

permalink - commenti (12) - commenti (12) (popup)
materie: libri, letteratura, arte, filosofia, hegel




venerdì, 21 marzo 2008

senza tradire né morale né bellezza


Il 18 luglio 1936 scoppia in Spagna la guerra civile, prova generale della futura guerra mondiale. Il 26 aprile dell’anno successivo, di pomeriggio, Guernica, un’antica città delle province basche, viene completamente distrutta da un attacco aereo tedesco. L’attacco alla città indifesa, ben lontana dal fronte, dura tre quarti d’ora, durante i quali un fitto stormo di aerei lancia ininterrottamente sulla città bombe. Contemporaneamente, aerei da caccia in volo radente aprono il fuoco con le mitragliatrici sugli abitanti che cercano rifugio nei campi. In breve tempo tutta Guernica è in fiamme.
In quel momento Picasso sta lavorando ad una tela per il padiglione spagnolo all’Esposizione universale di Parigi. Ha già scelto, come tema dell’opera da presentare, quello dell’artista nel suo studio, ma le notizie che gli arrivano, che legge sui giornali, di cui vede le fotografie, gli fanno cambiare i suoi progetti: dipingerà il Guernica.
picasso guernica
Pur ingaggiando il terreno della politica, con quest'opera Picasso non piega la sua arte a fini esterni: egli riesce a non tradire né la bellezza in favore della denuncia dell’ingiustizia, né la morale in favore della pittura. Egli non edulcora, in nome della bellezza, i massacri e le rovine che vuole rappresentare, e neanche dipinge solo le proprie visioni: l’individualismo dell’artista e l’impegno sociale non rappresentano, in questi dipinti di Picasso, due estremi inconciliabili. Così si inaugura un rapporto in precedenza inedito tra arte e politica: il potere rivoluzionario di Guernica non sta nel rappresentare le distruzioni operate dalla guerra di Spagna, ma nel farlo producendo all’interno dell’opera stessa una rivoluzione formale, una distruzione sistematica del procedimento figurativo che rappresenta essa stessa il senso di una rivolta e la denuncia di un massacro. L’Impegno dell’arte non si realizza attraverso i buoni sentimenti che spesso, nel tentativo di commuovere, inclinano all’accademismo, non attraverso un realismo sociale; non si tratta di far entrare a forza l’idea di un determinato messaggio nella pittura, ma, al contrario, di lasciarsi andare alla pittura, in ciò che essa ha di più esplosivo, di affidarsi all’arte stessa, interrogandola dal suo interno. È per questo che l'opera di Picasso è, insieme, rivolta, commemorazione di un massacro, e ricerca della bellezza. La bellezza formale – perché, alla fine, la composizione del Guernica è nel complesso stranamente bella – non tradisce, ma aiuta l’accusa aperta agli orrori della guerra. Bellezza e morale stanno, per una volta, dalla stessa parte.

(da Silmarillon, 5, Narrazioni in tempo di guerra)



Ne approfitto per ricordare che è on line il nuovo numero del Silmarillon, dedicato alle Scritture contemporanee, con articoli, recensioni, interviste.


svolto da nicce alle ore 09:06

permalink - commenti (3) - commenti (3) (popup)
materie: letteratura, arte, storia, filosofia, guerra civile spagnola




sabato, 15 marzo 2008

bilancio di fine secondo trimestre


Giunto al termine il secondo trimestre dei corsi di questa accademia, è tempo di tracciarne un bilancio, ovvero di analizzare le chiavi di ricerca che in questo periodo hanno usato i suoi studenti per accedervi.

La ricerca quantitativamente più rilevante ha riguardato Escher e in particolare alcune sue litografie come Ordine e caos e Verbum. Effettivamente questo artista è stato nelle nostre lezioni ampiamente utilizzato per dare un'immagine alle filosofie presocratiche.
Anche altre ricerche hanno riguardato l'arte: Friedrich, Bernini e soprattutto il Gericault de La zattera della Medusa, anche loro impiegati per illustrare concetti filosofici.

Cambiando totalmente genere, molte ricerche per i filosoficissimi Simpson e per  l'educativo Naruto e il suo mondo (Sakura, Sasuke e Shikamaru).
Altre ricerche relative al mondo dei cartoni, fumetti, anime e manga hanno riguardato Shaka di Virgo dei Cavalieri dello Zodiaco, Garo, Paperino, Riyoko Ikeda, il Cavaliere oscuro di Frank Miller, Calvin & Hobbes, Buzz Lightyear di Toy Story e Chobits delle CLAMP.

Ricerche più propriamente scolastiche sono state quelle su Maria Antonietta e il colonialismo per quanto riguarda storia, Eraclito, Foucault, Hume, Schopenhauer, Bruno, i pitagorici, l'idealismo, l'illuminismo e il razionalismo per quanto riguarda filosofia. Moltissimi, infine, le ricerche sul medioevo: il diavolo nel medioevo, la nobiltà nel medioevo, infanzia di un cavaliere medievale, il giocattolo nel medioevo, gli occhiali nel medioevo, il telaio del medioevo, l'università nel medioevo, vestiti del basso medioevo, vestiti medioevali di regine, vita nel medioevo.
Mi hanno fatto piacere le non poche ricerche per fumetti sul colonialismo: ovviamente io rispondo con Volto Nascosto.
I testi scolastici più ricercati, invece, sono stati Immaginare l'infanzia, Parlare le immagini, La filosofia del dr. House, Apologia della storia, Medioevo sul naso e quelli di Zap Mangusta.


Veniamo, infine, alle ricerche più particolari.
Alcune parole molto ricercate sono state tenebre, amuleti,
caos, distruzione, alieni, bigliardo.
Molte le ricerche influenzate dal carnevale:
costumi di carnevale da astronauta, abito da vescovo medievale, vestiti dell'ottocento, vestiti da ninja, vestito di carnevale, vestiti di carnevale da Naruto.
Alcune ricerche
sono state un po' particolari o non le ho capite: sfondo della tigre bianca, tema svolto descrizione soggetiva di te stessa, video di Anassimene, connessione moon luna moon, cinema erotici, cartoni manga erotici, manga erotici, simboli erotici, fiori di filigrana, foto di fantasia, giochi per sviluppare la comunicazione e l'autocoscienza, la preda migliore libro letteratura, maestri francesi della luce, sono un bambino cattivo, anestesista ideale clipart, campanello per cane da caccia.


svolto da nicce alle ore 09:19

permalink - commenti (5) - commenti (5) (popup)
materie: libri, scuola, arte, manga, storia, fumetti, filosofia, serie tv, educazione, cartoni, anime, formazione




martedì, 29 gennaio 2008

verità figlia del tempo


bernini, la verità svelata dal tempoL’idea originaria di Gian Lorenzo Bernini per questa scultura (1646-52) era quella di un gruppo raffigurante La Verità svelata dal Tempo (ma egli realizzò solamente la figura della Verità), inteso come rivendicazione della propria professionalità dopo l’umiliazione subita con l’abbattimento del campanile di San Pietro (1646), a indicare, cioè, che il tempo avrebbe dato ragione alla sua idea, al suo progetto.

Non ha invece il senso di una rivendicazione personale l’affermazione di Bacone che la Verità è figlia del Tempo, ma è comunque un motto contro il principio e il potere di un’autorità che, forte del suo peso, pretende di imporre la propria visione, la propria verità.

Anche se forse Galilei non ha mai veramente pronunciato parole analoghe a questo motto baconiano, gliele ha però fatte dire Bertolt Brecht nel suo bellissimo testo teatrale sulla vita dello scienziato - Vita di Galileo, appunto -, visto la scorsa stagione a teatro e molto gradito.
La verità è figlia del tempo, non dell'autorità. La nostra ignoranza è infinita: diminuiamola almeno di un millimetro  cubo. Perché voler essere adesso tanto intelligenti, se potremo alla fine essere un pochino, un nonnulla meno sciocchi?


svolto da nicce alle ore 09:15

permalink - commenti (6) - commenti (6) (popup)
materie: arte, filosofia, teatro, scienza, galilei, bacone




lunedì, 07 gennaio 2008

la notte dell'idealismo


friedrich, due uomini al chiaro di lunaUno dei simboli del Romanticismo è senza dubbio la notte: quella cantata da Novalis nei suoi inni e celebrata come forza oscura, e sacra, ineffabile, arcana, che tiene sotto il suo manto qualcosa (chissà cosa) capace di toccare l'anima, che fa venir voglia di inabissarsi e mescolarsi ad essa. Quella dipinta da Friedrich - Due uomini al chiaro di luna - verso cui i personaggi ritratti sembrano voler fuggire, al di là di ciò che si vede.
gericault, la zattera della medusaQuesta notte non può non essere contrapposta alla luce della ragione illuministica, rivelatasi ormai come effimera, incapace di rischiarare il vero, insufficiente a togliere dalle tenebre l'infinito, l'assoluto. E questo fallimento - artisticamente simboleggiato dal naufragio de La zattera della Medusa di Gericault - è filosoficamente sancito dall'Idealismo tedesco.
Esso rappresenta, infatti, il corrispettivo in ambito filosofico del movimento romantico, con cui condivide la rivalutazione dell’intuizione, della fantasia e del sentimento, la volontà di superamento (titanismo) e il desiderio inestinguibile (sete di infinito), l'anelito alla libertà.


svolto da nicce alle ore 19:02

permalink - commenti (8) - commenti (8) (popup)
materie: libri, letteratura, arte, filosofia, idealismo




mercoledì, 02 gennaio 2008

relatività


Anche per Eraclito non poteva mancare l'accostamento ad un'opera di Escher: praticamente immediato quello fra la litografia Relatività (1953) e il frammento «Una e la stessa è la via all’in su e la via all’in giù» (fr. B60).
Entrambi a sottolineare l'intima unità dei contrari, come quella tra luce-e-tenebre.

escher, relatività


svolto da nicce alle ore 09:15

permalink - commenti (9) - commenti (9) (popup)
materie: arte, filosofia, eraclito




martedì, 04 dicembre 2007

cosmico


Ancora una litografia di Escher, questa volta Ordine e caos (1950), per dare immagine a dei concetti filosofici, questa volta quelli dei pitagorici, secondo cui «La natura del cosmo è composta di elementi illimitati e di elementi limitati: sia il cosmo nel suo insieme che tutte le sue parti» (Filolao, fr.B1).
escher, ordine e caos
All’opposizione fondamentale tra limite e illimitato, ne corrispondono altre nove: impari e pari, unità e molteplicità, destra e sinistra, maschio e femmina, quiete e movimento, retta e curva, luce e tenebre, bene e male, quadrato e rettangolo. I primi termini rappresentano l’ordine e la perfezione, i secondi il male.
La lotta tra gli opposti è conciliata dal principio di armonia, che unisce il molteplice e accorda il discorde. Questo implica un’idea di mondo come ordine misurabile, appunto come cosmo (cosmos).


svolto da nicce alle ore 06:39

permalink - commenti (2) - commenti (2) (popup)
materie: arte, filosofia, pitagorici




martedì, 27 novembre 2007

all you need is love... e un buon principio


L'amore - che è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, secondo alcuni - non sarebbe altro che una droga, un cocktail di dopamina, feniletilamina e ossitocina che, entrando in circolo nel sangue, provocherebbe una follia chimicamente indotta.
Si può essere d'accordo o meno con questa teoria di alcuni ricercatori universitari, ma non si può non vedere in essa una delle tante applicazioni del principio del riduzionismo: l'idea che si possono comprendere le cose riducendole, appunto, agli elementi che le compongono, o che si possono interpretare processi complessi assimilandoli a processi semplici.
Il primo uomo a proporre questo tipo di principio, è stato Talete: la sua dottrina secondo cui "tutto è acqua" non è altro che un'operazione di grande riduzione.
E così per i suoi successori della scuola di Mileto, Anassimandro e Anassimene: pur teorizzando ognuno un principio (arché) diverso, tutti però sostenevano se si vuole capire il mondo bisogna descrivere le cose in una forma che risulti comprensibile, e ridurre qualcosa è come tradurlo in un linguaggio più accessibile, in cui essa sia più semplice da gestire e meno misteriosa; sono i livelli più bassi di descrizione a denotare la vera realtà, perché è in essi che la natura prende le sue grandi decisioni, perciò per comprendere un fenomeno la cosa più utile è scendere ai livelli inferiori, più elementari.

escher, verbum
Maurits Cornelis Escher, Verbum, 1942, litografia.

Ci dev’essere una qualche sostanza, o più d’una, da cui le altre cose vengono all’esistenza
[fr.A12].


svolto da nicce alle ore 08:13

permalink - commenti (4) - commenti (4) (popup)
materie: arte, filosofia, scienza, talete, anassimandro, anassimene