domenica, 21 settembre 2008

dialettica equestre


Mai come da un paio di mesi a questa parte mi sono sentito di comprendere così bene la dottrina dei tre principi di Fichte, la loro relazione dialettica mi sembra non solo una congettura filosofica ma anche movimento reale.
  • L’io pone se stesso assolutamente.
Il primo principio, la tesi, è la libertà, il primato del soggetto e della spontaneità creativa dell’io, della sua tendenza all’autorealizzazione.
  • L’io assoluto oppone a se stesso un non-io altrettanto assoluto.
Il secondo principio, l’antitesi, è la recettività, la passività, la finitezza, la contingenza, il rapporto dell’io con un dato sensibile, con una realtà altrettanto assoluta. Questo rapporto viene posto non appena è posto l’io, ed è come un urto: la retta dell’io che procede all’infinito trova un inatteso e inspiegabile ostacolo, il non-io, che interrompe il suo procedere e gli fa sperimentare un’invincibile resistenza.
  • Nell’io assoluto, l’io divisibile si oppone a un non-io altrettanto divisibile. 
Il terzo principio è la sintesi concreta dei primi due, descrive la condizione della coscienza reale alla luce dei due precedenti principi: l’io concreto è limitato, finito, ed esiste sempre in rapporto a contenuti reali che ne sono l’oggetto (il non-io, a sua volta finito), ma questa relazione avviene sullo sfondo di un’esigenza di libertà e autodeterminazione (l’io assoluto è conservato come esigenza).

Cos'è che credo mi abbia fatto vivere concretamente questa elucubrazione filosofica?
Semplice, le lezioni di equitazione che ho iniziato a prendere a fine luglio: stare sul cavallo e cercare di farlo andare, al trotto o al galoppo, è davvero uno scontro tra tendenze assolute che si limitano a vicenda, e la sintesi, quando riesce, è davvero un incredibile risultato.

cavallo


svolto da nicce alle ore 10:42

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Commenti
#1    21 Settembre 2008 - 11:35
 
L'ho provata anche io questa sensazione andando a cavallo...Solo che non sono mai arrivato alla sintesi! xD l'io del cavallo era più assoluto (o meglio, assoluto da me)
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#2    27 Settembre 2008 - 15:22
 
il rapporto con il cavallo è veramente una scoperta...lo definirei esistenzialente pregno...
è quasi impossibile non incappare in lotte sovrumane, sia con il non-io, ma soprattutto con se stessi...un viaggio alla scoperta dei propri limiti e una via per oltrepassarli
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#3    30 Settembre 2008 - 23:08
 
che riflessione affascinante! E hai perfettamente ragione, montare è una sensazione affascinante e unica...

grazie per i tuoi splendidi post!
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#4    04 Ottobre 2008 - 12:45
 
@ maraxenis: è dura arrivare ad una perfetta sintesi...
@ dreca: assolutamente d'accordo, un'esperienza esistenziale.
@ damiani: grazie a te... ;-)
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materie: sport, filosofia, idealismo, fichte