giovedì, 26 giugno 2008

i simpson: una prospettiva kantiana


Nell'etica di Kant l'uso del termine termine dovere implica la presenza di due forze opposte: da un lato i desideri, i sentimenti e gli interessi, dall’altro ciò che si ritiene si debba fare, il tipo di persona che si dovrebbe essere.
i simpson e la filosofiaNei vari personaggi dei Simpson tale conflitto viene risolto in maniera differente: il barista Boe, ad esempio, pensa solo ed unicamente ai propri desideri e interessi e sembra preoccuparsi poco del dovere morale; Homer, invece, vorrebbe sinceramente essere un buon marito e un buon padre, ma i piaceri personali gli fanno dimenticare i suoi doveri; la morale di Flanders si identifica con il rispetto di un codice di comportamento esterno, e sfocia nell’ipocrisia; Bart solo in rari momenti prende coscienza del dovere, e lo fa comunque mosso dai sentimenti più che dalla ragione; Marge spesso sacrifica i suoi interessi in nome del dovere, ma non riesce a esserne propriamente felice, mentre per Kant è possibile una conciliazione tra dovere e felicità.
lisa simpsonLisa è forse il personaggio della serie che più si avvicina all’etica kantiana: la sua moralità non è quella di Flanders, che nasce dal rispetto per l’autorità religiosa; è una morale fatta di principi coerenti da lei stessa datasi, di cui è pronta e in un certo senso felice di pagare tutte le conseguenze.
Certo la natura conflittuale del dovere morale resta, e l’intensità della difficile conciliazione tra virtù e felicità è manifestata dalla frustrazione e dal dolore («Lisa, sei troppo intelligente per vivere felice» dice Marge alla figlia, come ci ricorda Maraxenis) che Lisa esprime attraverso le melodie tristi e struggenti del suo sassofono. Ed anche Kant sostiene che la bellezza e l’arte offrano la possibilità di una vita morale più alta.


svolto da nicce alle ore 09:50

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domenica, 08 giugno 2008

al di là del vetro


bruno, cene de le ceneriIl Nolano ha disciolto l'animo umano e la cognizione, che era rinchiusa ne l'artissimo carcere de l'aria turbulento; onde a pena, come per certi buchi, avea facultà de remirar le lontanissime stelle, e gli eran mozze l'ali, a fin che non volasse ad aprir il velame di queste nuvole e veder quello che veramente là su si ritrovasse, e liberarse da le chimere di quei, che con moltiforme impostura han ripieno il mondo tutto d'infinite pazzie, bestialità e vizii, smorzando quel lume, che rendea divini ed eroici gli animi di nostri antichi padri, approvando e confirmando le tenebre caliginose de' sofisti ed asini.tullio pericoli, al di là del vetro
Or ecco quello, ch'ha varcato l'aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo, fatte svanir le fantastiche muraglia de le prime, ottave, none, decime ed altre, che vi s'avesser potuto aggiongere, sfere, per relazione de vani matematici e cieco veder di filosofi volgari; cossì al cospetto d'ogni senso e ragione, co' la chiave di solertissima inquisizione aperti que' chiostri de la verità, che da noi aprir si posseano, nudata la ricoperta e velata natura, ha donato gli occhi a le talpe, illuminati i ciechi che non possean fissar gli occhi e mirar l'imagin sua in tanti specchi che da ogni lato gli s'opponeno, sciolta la lingua a' muti che non sapeano e non ardivano esplicar gl'intricati sentimenti, risaldati i zoppi...

(Bruno il Nolano, La cena de le ceneri)


L'illustrazione è Al di là del vetro (1985), di Tullio Pericoli, che ricorda la raffigurazione simbolica della dissoluzione dell'immagine medievale del mondo (tema del passo bruniano) rappresentata in una xilografia a colori del 1888, ma realizzata nello stile del XVI secolo - e infatti erroneamente considerata per lungo tempo come copia di un'originale del Rinascimento.

xilografia, dissoluzione dell'immagine medievale del mondo


svolto da nicce alle ore 10:11

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lunedì, 02 giugno 2008

la filosofia nel boudoir


chobits, manga delle clamp- Cavolo, non ho mai provato una sensazione così incredibile, - disse Hoshino, immergendosi lentamente nell'acqua della vasca.
- Questo è solo l'inizio, - disse la ragazza. - Quello che verrà tra poco sarà molto più incredibile.
- Ma per me anche questo è stato bellissimo.
- Quanto?
- Tanto che il passato e il futuro non contano più nulla.
- «Il puro presente è il processo impercettibile in cui il passato avanza divorando il futuro. A dire il vero, ogni percezione è già ricordo».
Hoshino sollevò il viso e guardò la ragazza a bocca aperta.
- Che cosa?
- È di Henri Bergson, - rispose la ragazza, mentre portava le labbra al suo glande per leccare lo sperma residuo. - Materia e memoria. Non l'ha letto?
- No, non mi pare, - disse Hoshino, dopo aver riflettuto un momento. Tu invece l'hai letto?
La ragazza annuì.
- Ho dovuto leggerlo. All'università studio filosofia, e man
chobits, manga delle clampca poco all'esame.
- Ho capito, - fece Hoshino ammirato. - Questo è solo un lavoro per far su un po' di soldi.
- Certo. Sa, ci sono le tasse universitarie da pagare.
Poi la ragazza spinse Hoshino sul letto, e con la punta delle dita e la lingua percorse dolcemente il suo corpo, provocandogli subito una nuova erezione. Era un'erezione imponente.
- Ehi, signor Hoshino, è di nuovo in forma! - disse lei. Passò quindi con calma alla successiva serie di movimenti. - Ha qualche richiesta in particolare? Cose che le piacerebbe farsi fare...
- In realtà non mi viene in mente nessuna richiesta da fare, ma magari potresti dirmi un'altra di quelle frasi filosofiche. Non so, ma mi dà l'idea che mi rallentino un po'. Se no, continuando così, tra un secondo verrò di nuovo.
- Allora, è un po' vecchio, ma potrebbe andare bene Hegel?

- Per me va bene tutto, scegli tu.
- Raccomando Hegel. Certo, è un po' antiquato ma, come si dice, Oldies but Goodies!
- Bene, bene.
- «L'io, oltre a essere il contenuto di una relazione, è anche l'atto di relazionarsi in sé».
- Hmm.
- Hegel ha definito la coscienza del sé, affermando che l'uomo non solo conosce separatamente il sé e l'oggetto ma, proiettando il sé sull'oggetto come mediazione, riesce a comprendere più profondamente e in modo più attivo il proprio io. Questa è la coscienza di sé.
- Non ci ho capito niente.
- Prendiamo l'esempio di quello che sto facendo a lei, signor Hoshino. Per me, io sono il sé e lei è l'oggetto. Naturalmente per lei, signor Hoshino, è esattamente l'opposto. Lei è il sé e io l'oggetto. Con quello che facciamo ci scambiamo reciprocamente sé e coscienza, ci proiettiamo l'uno sull'altra a vicenda, e grazie a questo realizziamo l'autocoscienza. Attivamente. Certo ho semplificato un po'.
- Non ci ho capito niente lo stesso, ma mi ha fatto bene.
- Ecco, il punto è questo, - disse la ragazza.

(Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia)

chobits, manga delle clamp

immagini tratte dal manga Chobits, delle CLAMP.


svolto da nicce alle ore 14:41

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sabato, 24 maggio 2008

abbandonàti/abbandònati ai videogiochi


Domenica 25 maggio ancora un appuntamento a Rieti, alle 17:00 al Bowling, questa volta per confrontare idee, opinioni ed esperienze sul tema dei videogiochi, sempre nello stile di Immaginare l'infanzia.
Un incontro per grandi e piccini con degustazione di videogiochi.

In preparazione di ciò, mi sono immerso nella lettura di tre saggi sull'argomento.
La raccolta di saggi C:cube, che analizza i nuovi linguaggi mediatici che prediligono l'immediato coinvolgimento del corpo e della sua attitudine performativa e la loro forma estetica capace di intrecciare un rapporto di interscambio con gli altri ambiti della creatività contemporanea.
La narrazione di storie e personaggi dei videogiochi compiuta da Jaime D'Alessandro in Play 2.0, una ricostruzione storica precisa, puntuale e anche narrativamente accattivante.
Infine, un'altra raccolta, a cura di Matteo Bittanti, Schermi interattivi, che ricostruisce e analizza il rapporto dei videogiochi con il cinema nei termini di rimediazione e narrazione transmediale, soprattutto sottolineando le peculiarità dei videogiochi e dei videogiocatori, che sono ad un tempo fruitori e produttori, attori e registi, consumatori e creatori, tessitori di un testo infinitamente aperto.


svolto da nicce alle ore 11:45

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sabato, 17 maggio 2008

un'etica marmorea



Le sculture neoclassiche, in particolare quelle di Canova, mi hanno sempre fatto pensare all'etica di Kant. Il loro marmo bianco e liscio li ho sempre collegati ai caratteri di questa morale formale e rigorosa.
In matematica una formula determina esattamente ciò che bisogna fare per risolvere un problema. Lo stesso succede per la morale kantiana: la formula dell’imperativo categorico permette di compiere meglio il proprio dovere. La formula, però, dà solo la forma (formalismo), ma non può prevedere tutte le condizioni in cui l’uomo che la applica si troverà. La moralità è l’agire per dovere e non soltanto in conformità al dovere (rigorismo). È il disinteresse: lo sforzarsi ogni volta di purificare al massimo l’intenzione direttrice dell’atto.
canova, teseo e il minotauroMa tra tutte le opere di Canova, una in particolare la lego alla teoria di Kant sulla morale: Teseo e il Minotauro. La vittoria sul mostro mitologico può ben rappresentare, secondo me, lo sforzo di purificazione dall'interesse egoistico di cui si diceva prima, nonché la lotta della ragione contro la sensibilità, l'istinto, il sentimento.
Il solo sentimento, infatti, n
on può determinare un’azione morale. Tuttavia, secondo Kant, esso può mantenere comunque un ruolo positivo: si prova dolore, sofferenza, quando il dovere entra in conflitto con le inclinazioni egoistiche, e un’umiliazione dell’amor proprio; ma ciò fa emergere l’amore di sé, il rispetto, di sé, degli altri, della legge. Il rispetto è un movente soggettivo, ma non empirico, della volontà buona. Dato che l’uomo è un essere sensibile oltre che razionale, bisogna che agisca spinto anche dal sentimento. Il dovere può determinare la volontà più facilmente attraverso un sentimento che lo esprime senza alterarlo, e questo sentimento, che nasce dall’incontro tra ragion pratica e sensibilità, è il rispetto, che da una parte umilia l’amor proprio, e dall’altro dà l’idea della grandezza della persona razionale, provvista di dignità. In esso si fa strada la possibilità per l’uomo di sentire una dimensione della propria vita più alta, più ricca. È un sentimento razionale. Un effetto della ragione sulla sensibilità, l’eco della razionalità sulla sensibilità.


svolto da nicce alle ore 08:26

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domenica, 11 maggio 2008

kant e l'ornitorinco


kant e l'ornitorincoL’ornitorinco, scoperto in Australia nel 1798, fu definito inizialmente talpa d’acqua o quadrupede dal becco d’anatra; si pensò anche che fosse un falso prodotto dai diabolici taxidermisti cinesi, abituati a innestare code di pesce sui corpi di scimmie per creare dei mostri sirenoidi. In effetti, esso non è un mammifero in quanto fa le uova, non è un uccello perché non ha ali, non è un rettile perché è a sangue caldo, non è un pesce perché ha i polmoni: bisognò inventare per lui una nuova classe di vertebrati, i monotremi.
Ma cosa c'entra questo buffo e simpatico animaletto con Kant? Perché Umberto Eco ha scritto un saggio proprio dal titolo Kant e l'ornitorinco?

Secondo il filosofo tedesco, ha un ruolo importante nel processo conoscitivo anche l’immaginazione, che funziona attraverso degli schemi.
Questi non sono un’immagine (riproduttiva) ma il prodotto di una capacità di figurazione, di costruzione di una figura, di tracciatura di un’ossatura. Non derivano da idee innate, né sono semplicemente ricavati dalle sensazioni. Essi, quindi, sono come disegni dell’immaginazione, che non assomigliano ad immagini singole e determinate, ma imitano con le loro linee l’universalità astratta del concetto. Non sono immagini passive, residui delle sensazioni, ma attive.
Conoscere significa, quindi, immaginare, cioè costruire schemi che si inseriscano nella realtà per comprenderla facendone schizzi e tracciandone contorni. Un pensiero tra mente e mondo.
Il primo tentativo di capire quello che si vede è quello di inquadrare l’esperienza in un sistema di schemi precedenti, ma allo stesso tempo le osservazioni mettono in crisi tale sistema. Questo è quando mostra anche l'esempio dell'ornitorinco, esempio di quando si deve costruire lo schema di un oggetto ancora ignoto.
Si producono nuovi schemi per poter osservare e sperimentare, per tentativi, cercando di rendere pensabile l’oggetto.
Gli schemi non sono definiti, una volta per tutte: nell’esperienza si possono scoprire sempre nuove cose, perciò gli schemi devono essere rivedibili.


svolto da nicce alle ore 12:43

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domenica, 04 maggio 2008

metafisica dei tubi


Prendo le gallette di riso dalla rimessa. Vado allo stagno di pietra. Il sole perpendicolare fa scintillare l'acqua come se fosse alluminio. Tre salti in successione non tardano a rovinare quella superficie liscia e brillante: Gesù, Giuseppe e Maria mi hanno vista e saltano; è il loro modo di chiamare gli altri a tavola.
Quando hanno finito di credersi pesci volanti, cosa che, data la loro grossezza, è veramente oscena, installano le loro bocche aperte a pelo dell'acqua e aspettano.
Lancio frammenti di cibo. L'ammasso di bocche vi si getta sopra. I tubi aperti ingoiano. Quando hanno deglutito ne chiedono ancora. La gola è così spalancata che, se solo si inclinassero un po', si potrebbe vedere il loro stomaco. Mentre continuo a distribuire la pietanza, sono sempre più sconvolta da ciò che la trinità mi mostra: in genere le creature tengono nascosto l'interno del proprio corpo. Cosa accadrebbe se la gente esibisse le proprie viscere?
carpaLe carpe hanno infranto questo tabù primordiale: mi impongono la visione del loro tubo digestivo all'aria.
Lo trovi ripugnante? L'interno del tuo ventre è identico. Se questo spettacolo ti ossessiona tanto, forse è perché ti ci rivedi. Credi che la tua specie sia diversa? I tuoi mangiano in modo meno sporco, ma mangiano, e anche dentro tua madre, dentro tua sorella, è la stessa cosa.
E tu, che cosa ti credi di essere? Sei un tubo venuto fuori da un altro tubo. In questi ultimi tempi hai avuto la gloriosa impressione di evolvere, di diventare materia pensante. Tutte fesseri. La bocca delle carpe potrebbe davvero farti stare così male se non ci vedessi il tuo ignobile specchio? Ricordati che tubo sei e tubo ritornerai.

(Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi)


Questo passo mi ha fatto pensare al disgusto provato dal protagonista de La Nausea di Sartre davanti ad una radice di castagno.


svolto da nicce alle ore 15:53

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venerdì, 25 aprile 2008

la strategia della ragione


kai zen, la strategia dell'arieteLa lettura iniziale di La strategia dell'ariete, romanzo dell'ensemble narrativo Kai Zen, è stata un po' impegnativo, non semplice, ma man mano che si maneggiano i fili della trama si compone un tessuto/testo davvero piacevole e una volta avvinti nella tela si è proprio curiosi di vedere dove si arriverà.
Ho trovato il libro molto corale e polifonico, senza un unico vero protagonista se non la storia stessa.

Il che è quasi alla Hegel, direi: la storia raggiunge i suoi fini attraverso la mediazione delle azioni spontanee dei personaggi, principali e secondari; tali azioni si convertono dialetticamente in un’opera universale, cosicché essi sono in realtà strumenti e membri inconsapevoli della storia, sono testimoni ed ornamento del suo splendido trionfo; manovrate da un'astuzia che è oltre i singoli soggetti, le passioni individuali sono semplici mezzi che conducono a fini diversi da quelli a cui esse esplicitamente mirano e per quanto i personaggi rechino in atto quel che a loro interessa, da ciò viene portato alla luce altro che non è nella loro coscienza o intenzione. Tutto in stile "filosofia della storia" hegeliana.
«Ciò che è caduto è caduto e doveva cadere. Lo Spirito del mondo non risparmia nessuno, non ha alcuna compassione. [...] Nessun popolo ha mai subito un torto, bensì ciò che ha subito se lo è meritato», scrive Hegel nelle sue Lezioni di Filosofia del Diritto, come a dire che la Storia, la Ragione, usa i suoi figli e poi se li mangia, come il Saturno del mito, dipinto tra l'altro da Goya proprio in quegli anni in cui il filosofo tedesco meditava su questi argomenti.

goya, saturno


svolto da nicce alle ore 09:15

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venerdì, 18 aprile 2008

mettiamoci in gioco. educazione in crescita


Continua il tour...

A Rieti, sabato 19 aprile alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare del Comune (piazza Vittorio Emanuele II), sarà presentato il volume Immaginare l'infanzia
immaginare l'infanziaDalla quarta di copertina: "Videogiochi, internet, televisione, fumetti, cinema: la vita quotidiana dei nostri bambini è immersione e navigazione continua dentro l'universo dei media. Sensazioni e suggestioni, ma anche idee e convinzioni, soprattutto modi d'essere e di pensare vengono di lì. Nell'immaginare il bambino di oggi, nel coltivare il suo immaginario, i media gli danno lingua, enciclopedia, identità e luoghi per costruire, sperimentando e sperimentandosi, oggetti e regole del mondo. Chiunque si occupi di formazione (genitore, insegnante, educatore) non può evitare di misurarsi con l'emergere ininterrotto di interrogativi su quel che comporta, per il bambino, questo convivere con i media. I contributi raccolti nel volume danno risposte originali e controcorrente a questi interrogativi e sollecitano l'adulto a conoscere meglio i media, i bambini e anche se stesso".


Sono previste animazioni per grandi e per piccini a cura degli autori del volume e di LudicArte.

I proventi della vendita del libro sono destinati all'associazione onlus Peter Pan.

Vi aspettiamo numerosi...


svolto da nicce alle ore 20:44

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giovedì, 10 aprile 2008

così parlò bart


nietzsche simpsonL'oltreuomo: lo spirito libero teorizzato da Nietzsche, che rifiuta la moralità e le virtù tradizionali, che abbraccia il caos del mondo e conferisce stile al suo carattere, poiché l'esistenza trova una propria giustificazione e redenzione solo come impresa artistica, solo realizzando la vita come un'opera d'arte.
Se Lisa Simpson può rappresentare l'ottimismo etico socratico, la fiducia che la ragione possa aiutare ad agire meglio, il fratello Bart può essere un modello dell'ideale nietzschiano?
La risposta, purtroppo, è no.

Benché l'oltreuomo sfidi l'autorità e la tradizione e ingiuri molte delle cose che normalmente vengono ritenute fondamentali (e possa perciò essere definito un immoralista), tuttavia non è la cattiveria di Nelson e dei suoi compagni - bruti, violenti, irriflessivi - l'ideale nietzschiano, ma neanche Bart, poiché il modo in cui egli si autodefinisce è in larga parte reattivo: non è una qualche trionfante affermazione dei suoi talenti e delle sue abilità, non è un grandioso e creativo ordito dei disparati elementi del suo sé il modo in cui egli crea se stesso, ma lo fa in opposizione all'autorità, così che quando questa scompare Bart perde la sua identità.

bart simpsonBART - Lisa, tutti in città si comportano come me. Perché mi fa tanto schifo allora?
LISA - Semplice. Ti sei definito un ribelle. In assenza di una sovrastruttura repressiva la tua nicchia nella società è stata incorporata.
BART - Capisco.
LISA - Da quando è arrivato quel tizio dell'autoaiuto tu hai perso la tua identità tra le crepe della nostra società pizza pronta, cotto in un'ora, latte liofilizzato.
BART - Qual'è la risposta?
LISA - Questa è la tua occasione per sviluppare una nuova e migliore identità. Posso suggerire di far da ciabattina allegra?
BART - Buona idea. Dimmi cosa devo fare.
(Il fanciullo interiore di Bart)

Questo è il pericolo di scivolare nel nichilismo passivo.

(da I Simpson e la filosofia)

bartman bart simpson


svolto da nicce alle ore 07:04

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sabato, 05 aprile 2008

un eroe cosmostorico


jacques louis david, napoleone bonaparte che attraversa le alpi«Ho visto l'Imperatore, questa anima del mondo, attraversare a cavallo la città [di Jena]; è davvero una meravigliosa sensazione vedere un tale individuo che concentrato qui in un punto, seduto a cavallo, si propaga sul mondo e lo domina».

In questa lettera del 1806 Hegel mostra di vedere in Napoleone
uno di quegli eroi che sanno quale sia la verità del loro mondo e del loro tempo, quale sia il concetto prossimo al sorgere, ciò di cui è giunta l’ora: un eroe cosmostorico.
Un eroe che guida il popolo dominante del periodo, grazie alle cui azioni si succedono le epoche, momenti di un processo unitario e dinamico, processo dello Spirito del mondo.


svolto da nicce alle ore 07:58

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sabato, 29 marzo 2008

matrice platonica (1)


matrixMorpheus: Ti interessa sapere di che si tratta, che cos'è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità.
Neo: Quale verità?
Morpheus: Che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è.

platone, la repubblicall film Matrix potrebbe in parte essere fatto valere come una rappresentazione del pensiero (gnoseologico e politico) di Platone. In particolare, Matrix sembra riscrivere il mito della caverna che il filosofo narra ne La Repubblica: all'interno di una caverna, uomini schiavi sono incatenati alla roccia, costretti a guardare di fronte a sé verso il fondo della caverna. Fuori della caverna si erge un muretto, dietro al quale camminano, nascosti, degli uomini che portano sulle proprie spalle statue rappresentanti tutte le cose esistenti. Dietro a questi uomini arde un fuoco che proietta sul fondo della caverna le ombre delle statue; gli uomini schiavi, costretti a guardare davanti a sé e impossibilitati a voltarsi, scambiano le ombre che appaiono sulla parete della grotta per la vera realtà.
«E non c’è dubbio che agli occhi di queste persone la realtà non sarebbe fatta altro che dalle ombre degli oggetti al di là del muro».


svolto da nicce alle ore 08:57

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martedì, 25 marzo 2008

a ciascuno il suo... inferno


bender e robodiavolo, futuramaSecondo Senofane «se i buoi e i cavalli e i leoni avessero mani e potessero con le loro mani disegnare e fare ciò appunto che gli uomini fanno, i cavalli disegnerebbero figure di dèi simili ai cavalli e i buoi simili ai buoi, e farebbero corpi foggiati così come ciascuno di loro è foggiato» (fr. B15), ed egli riferisce che «gli Etiopi dicono che i loro dèi sono camusi e neri, i Traci che sono cerulei di occhi e rossi di capelli» (fr. B16).
Insomma, quella del filosofo è, evidentemente, una critica dell’antropomorfismo religioso, di quella concezione degli dei fissata da Omero ed Esiodo, portata avanti anche attraverso una certa ironia.

Ironia che è la stessa della serie televisiva di Futurama, in cui anche i robot hanno il proprio paradiso e il proprio inferno, fatto a loro immagine e somiglianza e con tanto di Robodiavolo.

robodiavolo, futurama


svolto da nicce alle ore 08:21

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venerdì, 21 marzo 2008

senza tradire né morale né bellezza


Il 18 luglio 1936 scoppia in Spagna la guerra civile, prova generale della futura guerra mondiale. Il 26 aprile dell’anno successivo, di pomeriggio, Guernica, un’antica città delle province basche, viene completamente distrutta da un attacco aereo tedesco. L’attacco alla città indifesa, ben lontana dal fronte, dura tre quarti d’ora, durante i quali un fitto stormo di aerei lancia ininterrottamente sulla città bombe. Contemporaneamente, aerei da caccia in volo radente aprono il fuoco con le mitragliatrici sugli abitanti che cercano rifugio nei campi. In breve tempo tutta Guernica è in fiamme.
In quel momento Picasso sta lavorando ad una tela per il padiglione spagnolo all’Esposizione universale di Parigi. Ha già scelto, come tema dell’opera da presentare, quello dell’artista nel suo studio, ma le notizie che gli arrivano, che legge sui giornali, di cui vede le fotografie, gli fanno cambiare i suoi progetti: dipingerà il Guernica.
picasso guernica
Pur ingaggiando il terreno della politica, con quest'opera Picasso non piega la sua arte a fini esterni: egli riesce a non tradire né la bellezza in favore della denuncia dell’ingiustizia, né la morale in favore della pittura. Egli non edulcora, in nome della bellezza, i massacri e le rovine che vuole rappresentare, e neanche dipinge solo le proprie visioni: l’individualismo dell’artista e l’impegno sociale non rappresentano, in questi dipinti di Picasso, due estremi inconciliabili. Così si inaugura un rapporto in precedenza inedito tra arte e politica: il potere rivoluzionario di Guernica non sta nel rappresentare le distruzioni operate dalla guerra di Spagna, ma nel farlo producendo all’interno dell’opera stessa una rivoluzione formale, una distruzione sistematica del procedimento figurativo che rappresenta essa stessa il senso di una rivolta e la denuncia di un massacro. L’Impegno dell’arte non si realizza attraverso i buoni sentimenti che spesso, nel tentativo di commuovere, inclinano all’accademismo, non attraverso un realismo sociale; non si tratta di far entrare a forza l’idea di un determinato messaggio nella pittura, ma, al contrario, di lasciarsi andare alla pittura, in ciò che essa ha di più esplosivo, di affidarsi all’arte stessa, interrogandola dal suo interno. È per questo che l'opera di Picasso è, insieme, rivolta, commemorazione di un massacro, e ricerca della bellezza. La bellezza formale – perché, alla fine, la composizione del Guernica è nel complesso stranamente bella – non tradisce, ma aiuta l’accusa aperta agli orrori della guerra. Bellezza e morale stanno, per una volta, dalla stessa parte.

(da Silmarillon, 5, Narrazioni in tempo di guerra)



Ne approfitto per ricordare che è on line il nuovo numero del Silmarillon, dedicato alle Scritture contemporanee, con articoli, recensioni, interviste.


svolto da nicce alle ore 09:06

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domenica, 16 marzo 2008

il labirinto del fauno


labirinto del faunoSpagna, 1944. La fine della guerra civile.
Ofelia si trasferisce insieme alla madre, risposata da poco, a casa del nuovo patrigno, il freddo e autoritario Vidal, capitano dell'esercito di Franco. Trovando insopportabile la nuova vita, la piccola Ofelia trova rifugio in un misterioso labirinto nascosto vicino alla grande casa di famiglia dove il Fauno, magica creatura guardiana del labirinto, le rivela che lei è la principessa smarrita di un regno magico e le propone tre prove per dimostrarlo...

Bellissimo questo film di Guillelmo Del Toro che, come il precedente La spina del diavolo, intreccia i fili storici con quelli fantastici per una trama molto ben riuscita.
Ci sono insetti fatati, un fauno molto ambiguo e mostri spaventosissimi.
Molto bella anche l'edizione speciale del dvd con tanti contenuti speciali e un booklet.
Ma sono in dubbio su quale mostro sia stato il più spaventoso: il rospone gigante, il ghoul mangia-bambini con gli occhi sui palmi delle mani, o il capitano franchista? Mmm, mi sa che una risposta ce l'ho, e non è l'immagine qui sotto, che ho inserito solo perchè bellissima, e non è nemmeno il rospone, perchè le rane mi piacciono.

labirinto del fauno


svolto da nicce alle ore 21:36

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